venerdì 30 settembre 2016

ULTIM'ORA SHOCK! segretario Pd Gestisce pagine Facebook con link a video porno con minori

Segretario PD e amministratore di una pagina Facebook che incita allo stupro di tredicenni. È Davide Miele, segretario della sezione delPartito Democratico di Martellago, vicino Venezia, denunciato pubblicamente daSelvaggia Lucarelli sulla sua pagina social.
La vicenda inizia qualche giorno fa. La blogger e la pagina Facebook "Sesso, droga e pastorizia" (colpevole di far girare video pornografici à laTiziana Cantone) si scambiano offese e accuse reciproche. Uno dei difensori della pagina è proprio Davide Miele, che in un post scrive, alludendo alla Lucarelli e ai suoi strali mediatici contro i contenuti del sito: "Non intendiamo darle corda, farla passare come la povera vittima del web, ogni cosa a suo tempo".
Miele non è solo un sostenitore di "Sesso, droga e pastorizia" ma è anche uno degli amministratori dell'eloquente pagina Facebook "Acazzoduro". La pagina, come ha scritto Selvaggia, è una di quelle sospettate di aver diffuso le foto e i video pedopornografici dellaBibbia 3.0, l'archivio digitale con contenuti hard di ragazze anche minorenni, con tanto di nomi e cognomi. Le immagini e i filmati erano stati diffusi online tra gruppi segreti e pagine social, tra cui quella gestita da Miele, dove le ragazzine venivano prese di mira e si inneggiava addirittura allo stupro.

L'ANNUNCIO DEL M5S : ABBIAMO ABOLITO I RIMBORSI SPESE DI VIAGGIO DEGLI EX- PARLAMENTARI!

ANNUNCIO DEL M5S:

La Camera ha appena approvato questa nostra proposta! Abbiamo tagliato i rimborsi spese di viaggio agli ex- parlamentari.
Secondo voi è normale che qualcuno non più eletto dal popolo potesse viaggiare gratis a carico delle vostre tasse?
Per decenni nessuno ha mai voluto tagliarli. Siamo arrivati noi e non si spenderanno più 900.000 euro delle vostre tasse per pagare il biglietto gratis a qualche ex parlamentare mandato a casa dai cittadini.


Adesso capisci perche’ i parassiti sono cosi’ “incazzati”…?

ULTIM'ORA! CLAMOROSO! ARRESTATO IL SINDACO PASQUALE DE LUCIA!


I carabinieri hanno arrestato nel Casertano diverse persone tra cui il sindaco di San Felice a Cancello, Pasquale De Lucia, e altri appartenenti all'amministrazione comunale e diversi imprenditori, ritenuti responsabili, tra l'altro, di associazione a delinquere, corruzione, concussione, finanziamento illecito ai partiti, turbata libertà degli incanti e truffa. L'inchiesta verte su una vicenda di appalti concessi in cambio di mazzette. 

Per il primo cittadino - che è anche consigliere provinciale di Caserta e in passato è stato consigliere regionale - è stato disposto il carcere. De Lucia, fino allo scorso mese di maggio, quando si è dimesso, era vicepresidente della Provincia di Caserta. 

Tra i destinatari dei provvedimenti eseguiti all'alba dal carabinieri di Maddaloni, figura anche Rita Emilia Nadia di Giunta, amministratore delegato di Terra di Lavoro Spa, società ad intero capitale pubblico, che vede come socio unico la Provincia di Caserta. La società si occupa della gestione di una serie di servizi pubblici affidati direttamente dall'amministrazione provinciale. Per l'amministratore delegato di Terra di Lavoro Spa sono stati disposti gli arresti domiciliari. (tgcom24.mediaset.it

giovedì 29 settembre 2016

VERGOGNA: L'EUROPA AFFOSSA I LIMONI ITALIANI! L'UNICO A DIFENDERLI È IGNAZIO CORRAO! GUARDATE E DIFFONDETE QUESTO VIDEO OVUNQUE!








CHIARA APPENDINO A TORINO: NO SLOT GRAZIE AL MOVIMENTO 5 STELLE!

Dal 10 ottobre entrerà in vigore un’ordinanza che prevede il restringimento dell’attività delle sale slot: non potranno più essere aperte tutta la notte, ma solo tra le 10 e le 24. Invece le cosiddette “macchinette” in bar, tabaccherie e altri locali potranno essere in funzione solo in orario 14-18 e 20-24, escludendo dunque la fascia del mattino.

Questa ordinanza rientra nel più ampio progetto di lotta alla ludopatia, verso cui vi prometto un pugno di ferro. Io non posso più vedere né sentire storie di persone che rovinano loro stesse e le loro famiglie per colpa di un vizio che è diventato a tutti gli effetti una piaga sociale.
È sufficiente? No, non lo è. La strada è ancora lunga e deve passare da tanti altri fronti come l’educazione, il welfare e il sostegno sociale. Tuttavia tra le azioni che si possono attuare nell’immediato ho ritenuto che questa ordinanza fosse un passo importante per dare un segnale forte da parte dell’Amministrazione nell’affrontare il problema.
Le azioni continueranno e vi terrò aggiornati.
Fonte: Beppegrillo.it

ULTIM'ORA! Pressioni su nomine Asl di Napoli, indagato e perquisito big del Pd Franco Casillo

L'ex consigliere regionale campano Franco Casillo, padre del capogruppo Pd Mario Casillo, è indagato dalla Procura di Napoli per tentata concussione, traffico di influenze e corruzione elettorale per ottenere sostegno politico in favore del figlio e di altri candidati di consultazioni locali, nell'ambito dell'inchiesta sulle pressioni per costringere alle dimissioni i commissari di alcune Asl dopo l'elezione di Vincenzo De Luca a governatore della Campania. Lo riferisce Vincenzo Iurillo su ilfattoquotidiano.it

In questa inchiesta è da tempo indagato Enrico Coscioni, consigliere per la sanità di De Luca, con l'accusa di tentata concussione. Nelle scorse ore i militari della Guardia di Finanza hanno eseguito nei confronti di Casillo un decreto di perquisizione firmato dal pm Giancarlo Novelli, del pool reati contro la pubblica amministrazione guidato dall'aggiunto Alfonso D'Avino. 

Perquisito il suo ufficio nella sede Pd di Boscoreale. Gli inquirenti sono alla ricerca di prove sui collegamenti tra Casillo e Coscioni e tra Casillo e le vicende oggetto delle indagini. Coscioni è accusato di aver esercitato indebite pressioni sui commissari dell'Asl Napoli 2, Asl Napoli 3 e dell'ospedale Cardarelli di Napoli. Ed in particolare avrebbe provato a 'dimissionare' il vecchio commissario dell'Asl Napoli 3 dicendogli "i sindaci non ti vogliono... Casillo non ti vuole...", per sollecitarlo ad abbandonare l'incarico prima della naturale scadenza, e così procedere subito a nuove nomine di professionisti di gradimento della nuova maggioranza politica. (ilfattoquotidiano.it

ULTIM'ORA SHOCK !MA QUANTO È CORTESE LAURA BOLDRINI?! SPUTA AI POLIZIOTTI : " MI URTATE"

Non voleva la polizia intorno Laura Boldrini a Pescina, in provincia de l'Aquila. A denunciarlo è il Siulp, sindacato di polizia che spiega che in quella occasione era stato predisposto il servizio di ordine pubblico che prevedeva "l'impiego di una consistente aliquota di personale in divisa e in abiti civili composta dal dirigente del servizio, 7 poliziotti, 5 carabinieri, il settore anticrimine del Commissariato di Avezzano e la Digos". Tuttavia - scrive in una nota indirizzata al questore Alfonso Terribile il segretario generale provinciale del Siulp Fabio Lauri - per questo dispiegamento di risorse la prima indicazioneera stata quella di trovarsi un nascondiglio in modo da rendersi invisibili alla terza carica dello Stato".
Il Siulp, inoltre, ha anche evidenziato quanto accaduto la stessa sera del 24 settembre quando la presidente ed altre persone che avevano partecipato al meeting si sono recati in un ristorante locale. In questa occasione "un'accompagnatrice della Boldrini, presumibilmente un funzionario di Polizia - sempre secondo quanto riferito da Lauri -suggeriva al dirigente del servizio di non far avvicinare poliziotti al locale in quanto, tale presenza, avrebbe potuto urtare la suscettibilità della presidente".

mercoledì 28 settembre 2016

300MILA Euro Pubblici spesi dalla Boschi per il Sì: Tanto è costato il viaggio per convincere gli elettori residenti all’estero

– Il ministro fa campagna per il referendum a carico dei contribuenti. Tour per convincere gli italiani all’estero. Trecentomila euro per un sì. È il costo delle oltre trenta ore di volo di Stato (vedi grafico sopra) necessarie per trasportare il ministro delle Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, nelle cinque tappe del suo tour sudamericano finalizzato all’incontro con le comunità italiane.
Il viaggio è iniziato lunedì a Buenos Aires in Argentina, è proseguito ieri a Montevideo in Uruguay, mentre tra oggi e domani vi saranno tre appuntamenti brasiliani a Porto Alegre, Brasilia e San Paolo.
La delegazione guidata dal ministro vede tra le sue «punte di diamante» due deputati piddini, l’italo-brasileiro Fabio Porta e il calabrese di provata fede renziana Ferdinando Aiello. Nel corso della missione argentina il ministro ha incontrato il capo del governo argentino Marcos Peña alla Casa Rosada e il presidente provvisorio del Senato Federico Pineda, ma il clou delle giornate bonaerensi è stato l’incontro con la comunità italiana al Teatro Coliseo, un appuntamento reclamizzato dai consolati e dai patronati locali del sindacato (rappresentanze che assistono gli italiani all’estero soprattutto per le pratiche pensionistiche).
Dinanzi a circa mille persone Boschi ha potuto magnificare gli esiti di una vittoria del Sì al referendum costituzionale, rispiegandoli poi in varie interviste sui principali quotidiani sudamericani come Clarín e O Globo. «Abbiamo bisogno di un sistema più stabile per il nostro Paese e noi vogliamo costruire assieme il futuro», ha detto il ministro. L’obiettivo della missione, dunque, è quello di avvicinare il più possibile al tema gli italiani in Sud America. In Argentina, dove i nostri connazionali sono molto presenti, si punta a contattare almeno 200mila elettori. Lo stesso si farà in Brasile tramite l’onorevole Porta che è presidente del Comitato permanente italiani nel mondo e che ha curato da vicino la costituzione dei Comitati per il Sì nella sua circoscrizione estera di elezione. A presiedere quella di San Paolo, metropoli brasiliana con il maggior numero di italiani assieme a Salvador de Bahia, c’è l’ex senatore piddino Edoardo Pollastri.
Le ragioni della politica estera del governo e quelle del partito di maggioranza diventano così indistinguibili. Se, poi, la campagna referendaria può contare anche sulle prerogative istituzionali come disporre dell’aereo di Stato (il cui costo per ogni ora di volo è di circa 10mila euro) per fare propaganda, la strada per il No si fa un po’ più difficile. Insomma, se l’opposizione alla riforma in Italia è maggioranza, stando ai sondaggi, non è detto che all’estero il copione si replichi. E poiché i potenziali elettori sono 4 milioni, il risultato finale potrebbe essere diverso. Ecco spiegato l’attivismo piddino sul fronte italiani all’estero che voteranno per corrispondenza tre settimane prima della consultazione referendaria. «Facciano pure Renzi e la Boschi, ma lo facciano almeno a spese loro o del loro partito, ma non lo facciano con i soldi dei contribuenti costretti a pagare la trasferta intercontinentale alla Boschi e al suo staff ministeriale solo per mere ragioni di campagna elettorale del Pd», ha commentato duramente il vice presidente leghista del Senato, Roberto Calderoli, che pensa anche alle indennità di trasferta del personale ministeriale.
Il ministro per le Riforme non è sola. Il capo dei Comitati per il Sì, il senatore scout Roberto Cociancich, domenica sarà a Philadelphia e poi proseguirà a New York, Toronto e Vancouver. Per le tasche degli italiani non ci saranno maggiori spese: lo status di senatore consente di affrontare serenamente queste trasferte ed, essendo in missione per conto del Pd, non perderà nemmeno la diaria. –

ITALIA 5 STELLE - LA NOSTRA BATTAGLIA CONTRO IL MES ALLA CINA (Borrelli ...

INTERVISTA AL SINDACO DI MESSINA: Ponte sullo Stretto, “Renzi? O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Qui le autostrade restano chiuse per frana”

Intervista al sindaco di Messina Renato Accorinti: "Ho visto il premier poco tempo fa in Calabria e diceva che non era totalmente contrario al Ponte ma che prima ci volevano le infrastrutture. In ogni caso posso assicurare che non si farà mai. E' bastato un semplice No di Virginia Raggi e le Olimpiadi di Roma sono evaporate. La teoria dei posti di lavoro? Ha rotto"
“Io spero che quella di Matteo Renzi sia una battuta, anzi lo sarà sicuramente”. Altrimenti? “Altrimenti è un atteggiamento ingiusto oltre che offensivo”. È furioso Renato Accorinti, il sindaco di Messina che si è visto piovere dal nulla la riapertura da parte del premier alla costruzione del Ponte sullo Stretto. “Renzi l’ho visto poco tempo fa in Calabria per l’inaugurazione dell’elettrodotto Terna: diceva che non era totalmente contrario al Ponte ma che prima ci volevano le infrastrutture. Quindi o quella di oggi è una battuta o ci prende in giro”, dice il primo cittadino peloritano, raggiunto al telefono dailfattoquotidiano.it.
Eppure il senso delle parole del premier sembra chiaro: rilanciare il progetto del Ponte.
“Ma quale Ponte? Di che cosa sta parlando? Qui abbiamo un sistema ferroviario da seconda guerra mondiale, a binario unico, a gasolio. Sulla Messina – Catania è arrivata una frana e l’autostrada è ancora interrotta. Messina e Catania: due città metropolitane che non sono più collegate tra loro. Che cosa avrebbero fatto se invece una cosa simile si fosse verificata tra Torino e Milano?”non sono contro il cemento: il cemento quando viene utilizzato bene è sinonimo di sviluppo. Ma il Ponte è utile a che cosa? Non diciamo stupidaggini”.
Utile a togliere la Calabria dall’isolamento e ad avvicinare la Sicilia, così almeno sostiene sempre il presidente del consiglio.
“Ma quale isolamento? Il Giappone è isolato solo perché è un’isola? Noi abbiamo bisogno di infrastrutture che ci portino dal medioevo alla modernità, da mezzo secolo siamo abbandonati a noi stessi. Abbiamo bisogno delle basi per avere sviluppo, per potere lanciare nel mondo le nostre bellezze naturali, artistiche e architettoniche”.
Fonte:IlFattoQuotidiano.itl

martedì 27 settembre 2016

BATOSTA PER DI PIETRO! ADESSO GLI TOCCA PAGARE BEN 2 MILIONI DI EURO!

milioni e 694mila euro di rimborsi elettorali al movimento dei riformisti di Achille Occhetto e Giulietto Chiesa, che alle elezioni Europee del 2004 era alleato dell’Italia dei Valori. A riportare la notizia è il sito online diRepubblica.
Secondo quanto ricostruito dai giudici, il “Cantiere” – così si chiamava la formazione politica – doveva ricevere circa di 5 milioni di euro di soldi pubblici, ma la cifra venne incassata all’Associazione Italia dei Valori, un organismo parallelo rispetto al partito Italia dei Valori, di cui facevano parte Di Pietro, sua moglie Susanna Mazzoleni e la tesoriera Silvana Mura.
In sostanza la Camera dei deputati – scrive Repubblica – ha dato finanziamenti “a un soggetto giuridico che per legge non aveva nessun titolo per incassarli, poiché non era né un partito né un movimento politico. Di Pietro – che in quella tornata elettorale fu eletto eurodeputato assieme a Chiesa – è quindi chiamato ora a risarcire personalmente, in quanto socio del sodalizio a tre, con la metà dell’importo originario l’associazione di Chiesa, che di fatto è ancora esistente”.

NEWS, STRETTO DI MESSINA: RENZI PRENDE IN GIRO RENZI! SEMBRA UN ERRORE , MA È COSI!

Il MoVimento 5 Stelle è riuscito, grazie a Virginia Raggi, a bloccare le irresponsabili Olimpiadi del 2024 a Roma, ma non siamo ancora riusciti a frenare gli appetiti malsani di chi vuole fare a tutti i costi grandi opere inutili con i soldi dei cittadini. Il Menomato Moraleoggi ha detto che è pronto ad aprire i cordoni della borsa (di soldi pubblici dei cittadini) per far ripartire il progetto del Ponte sullo Stretto, un'opera costosissima, inutile e in piena zona sismica. 
Un'opera che non vedrà mai la luce, già costata circa 600 milioni di euro ai contribuenti, per il quale Monti stanziò 300 milioni per il pagamento delle penali per la NON realizzazione del progetto. Secondo il piano economico,approvato dal consiglio d’amministrazione della Stretto di Messina Spa il costo dell’opera sarebbe di 8,5 miliardi di euro, mezzo Reddito di Cittadinanza con cui il M5S salverebbe 10 milioni di italiani dalla fame. Un ponte di 3.000 metri con profilo aerodinamico non è mai stato fatto prima d’ora. Non c’è la sicurezza che regga, in particolare in una zona altamente sismica (ricordate ilterremoto di Messina?) e con correnti fortissime. Non gli basta il record di 80 miliardi di aumento del debito pubbliconei primi sei mesi di quest'anno, ne vuole creare altro senza portare alcun beneficio ai cittadini.
Qualche anno proprio Renzi diceva"Continuano a parlare dello Stretto di Messina, ma io dico che gli otto miliardi li dessero alle scuole per la realizzazione di nuovi edifici e per renderle piu' moderne e sicure''. 
La sua parola non vale nulla. 
Il 4 dicembre si avvicina.
Fonte : Beppe grillo.it

indagini su operazione Matassa Tra i 54 indagati pure i deputati Rinaldi a Genovese

L'inchiesta ha fatto luce sulla fitta rete di legami di Cosa Nostra nella città dello Stretto. A differenza di quanto emerso in un primo momento, l'avviso di conclusioni delle indagini è arrivato anche ai due big della politica messinese, passati nel frattempo in Forza Italia. L'accusa per i due è associazione a delinquere sempliceÈ stato notificato anche agli onorevoli di Forza Italia,Francantonio Genovese e Franco Rinaldi l'avviso di conclusione indagini siglato dalle sostitute della Direzione disetrettuale antimafia di Messina Liliana Todaro e Maria Pellegrino nell'inchiesta Matassadello scorso maggio, che ha fatti luce sui recenti intrecci tra Cosa Nostra, politica e imprenditoria a Messina, compreso il presunto voto di scambio nelle elezioni del 2013 e gli affari attorno allo stadio San Filippo. In totale l'avviso di conclusione delle indagini è stato recapitato a 54 persone. 
A differenza di quanto emerso al momento degli arresti di maggio, adesso nella lista degli indagati compaiono anche i due nomi eccellenti della politica messinese: il deputato nazionale Genovese e il cognato parlamentare regionale Rinaldi. Sono accusati di associazione a delinquere al fine di «commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione elettorale». Nel mirino degli inquirenti sono finite tre tornate elettorali: le amministrative del 2013 e le regionali e nazionali del 2012. Votazioni durante le quali, secondo la Procura, sarebbero stati comprati voti per favorire Genovese, Rinaldi e il consigliere comunale ex Pd, oggi Fi, Paolo David, arrestato il 12 maggio scorso e poi scarcerato.
David, che faceva parte della segreteria politica di Rinaldi e Genovese, è indicato nell'inchiesta come il «promotore e organizzatore». Durante le indagini gli investigatori sono riusciti a documentare come il sistema per procacciare i voti fosse servito fin dalle primarie del Pd per la scelta del sindaco, e poi per le Regionali del 2012 e per le ultime Amministrative.Un voto sarebbe costato circa 50 euro, o acquistato con una busta della spesa. Un pacchetto di una decina di voti, inoltre, sarebbe stato scambiato con un'assunzione trimestrale in strutture compiacenti. L'organizzazione, secondo la Procura «raccoglieva un cospicuo numero di voti, avvalendosi di un gruppo di persone gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata che, allo scopo di ottenere vantaggi, agiva come struttura di aggressiva propaganda elettorale». In particolare, alcuni degli indagati, si legge nel dispositivo dei magistrati, «mediante un diffuso e capillare sistema clientelare» ostacolavano «il libero esercizio del diritto degli elettori, procurando voti a Franco Rinaldi e a Francantonio Genovese».I due politici hanno sempre dichiarato che non erano consapevoli della provenienza dei consensi.
L'avviso di conclusione indagini è stato notificato a Giuseppe Barillà, Carmelo Bombaci, Salvatore Borgia, Giuseppe Cambria Scimone, Giuseppe Capurro, Carmelo Catalano, Vittorio Catrimi, Giovanni Celona, Francesco Celona, Vincenza Celona, Fortunato Cirillo, Francesco Comandè, Piero Costa, Paolo David, Andrea De Francesco, Santi Ferrante, Francesco Foti, Gaetano Freni, Francantonio Genovese, Stefano Genovese, Mario Giacobbe, Baldassare Giunti, Lorenzo Guarnera, Paola Guerrera, Michelangelo La Malfa, Antonino Lombardo, Fortunato Magazzù, Salvatore Mangano, Orazio Manuguerra, Raimondo Messina, Massimiliano Milio, Rocco Milo, Gaetano Nostro, Lorenzo Papale, Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone, Giuseppe Perrello, Adelfio Perticari, Cristina Picarella, Giuseppe Picarella, Salvatore Pulio, Rocco Richici, Francesco Rinaldi, Giovanni Santamaria, Pietro Santapaola, Luca Siracusano, Paolo Silvestro Siracusano, Francesco Tamburella, Rosario Tamburella, Fabio Tortorella, Domenico Trentin, Carmelo Ventura, Giovanni Ventura e Francesco Zuccarello.

lunedì 26 settembre 2016

MERAVIGLIOSO! LA SVEZIA RITIRA LA CANDIDATURA PER LE OLIMPIADI DEL 2022!

Stoccolma presentò nel 2013 la sua candidatura aigiochi olimpici invernali  che si terranno nel 2022. Ma ora, a conti fatti, la ritira: meglio investire per la cittadinanza, in case popolari.
Non cessa di far discutere l’alto costo di eventi sportivi internazionali a carico delle città, dei paesi ospitanti. Ne sa qualcosa il Brasile, con gli 11 milioni di dollari spesi nel 2014 per la Coppa del mondo, e i presumibili 15 milioni che costeranno i Giochi olimpici di Rio de Janeiro nel 2016.
È il conto che il sindaco di Stoccolma ha fatto a tavolino, con il consiglio municipale. “Non posso chiedere all’Assemblea municipale di dare priorità alla realizzazione di un evento olimpico se abbiamo altre necessità in città, come la costruzione di più abitazioni” ha detto Sten Nordin, sindaco di Stoccolma.

Ticket sanitari, in arrivo altre spese: 24 prestazioni non saranno più gratuite

Una media di circa 4 miliardi di euro l’anno. Tanto pesa sul bilancio delle famiglie italiane la spesa per i ticket sanitari (3 miliardi) e le visite fatte in extramoenia (1 miliardo), ovvero nell’ambito dell’attività libero-professionale dei medici negli ospedali.
Una situazione già «pesante», che «si aggraverà a seguito degli ulteriori ticket previsti con i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), con i quali alcune prestazioni chirurgiche prima gratuite diverranno a pagamento». Ad affermarlo è Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm), che avverte come ad essere «maggiormente colpite dalla misura saranno proprio le fasce più deboli, a partire dagli anziani».
«Si tratta di un’ulteriore “batosta” – afferma il coordinatore nazionale del Tdm, Tonino Aceti, commentando i dati sull’introduzione di nuovi ticket segnalati dalla Cgil – a discapito soprattutto di fasce più svantaggiate ». I nuovi Lea – ovvero le cure e prestazioni garantite dal Servizio sanitario ai cittadini, gratuitamente o col pagamento del ticket – prevedono infatti che «alcune prestazioni chirurgiche prima gratuite ora diventino a pagamento, passando dal regime di Day Surgery a quello ambulatoriale, come ad esempio l’intervento per la cataratta: già oggi le liste di attesa per questo tipo di intervento sono di circa 10 mesi – afferma Aceti – ma ora che l’intervento non sarà più gratuito è ovvio che molti cittadini preferiranno rivolgersi al privato».
Sono prestazioni chirurgiche che vanno dalla cataratta al tunnel carpale, dall’ernia al dito a martello, ed includono pure l’impianto e la ricostruzione del cristallino, interventi di artroscopia ed artroplastica. Si tratta, in tutto, di 24 prestazioni.
Inoltre, Aceti avverte: «Va detto che molte regioni hanno già fatto sapere di essere in difficoltà, dal momento che non hanno una rete ambulatoriale adatta a farsi carico di tali prestazioni». Insomma, «una cattiva notizia, considerando che già attualmente, secondo le segnalazione che giungono al Tdm – sottolinea – proprio il peso economico dei ticket rappresenta la seconda causa, dopo le liste di attesa, per il mancato accesso alle prestazioni del Servizio sanitario». Senza contare, aggiunge, che «in vari casi il costo del ticket è più alto del costo per la stessa prestazione nel privato. Così si ammazza il Servizio pubblico». Il fatto, rileva Aceti, «è che in un momento in cui dovremmo ridurre il peso sulle famiglia, al contrario, lo si aggrava».
Da qui la richiesta del Tdm di una riforma del sistema dei ticket che preveda «l’abolizione del super-ticket da 10 euro a ricetta, la progressiva compartecipazione alla spesa in base al reddito ma a patto che il costo nel pubblico resti minore che nel privato ed il mantenimento dell’esenzione dal ticket per malati cronici e disoccupati».

ENRICO MENTANA ZITTISCE L"EBETINO RENZI IN DIRETTA TV! CHE GODURIA!

Se c'è una cosa che proprio non manca ad Enrico Mentana è la battuta pronta. Lo sanno bene i suoi commentatori più autolesionisti che provano ad attaccarlo sulla sua pagina Facebook, ricevendo solo sberleffi e sfottò. Ma non è solo contro i webeti che si concentra il direttore del TgLa7. Anche in onda nelle dirette riesce a dare il meglio di sé, come nell'edizione delle 20 questa sera. Durante un servizio del vertice tra Matteo Renzi e Angela Merkel a Maranello, si è sentito il premier raccontare: "Ho detto ad Angela che se il Jobs Act lo avessimo fatto 10 anni fa, avrebbe avuto senz'altro un altro effetto". Al ritono in studio, Mentana non se l'è fatta scappare e di tutta risposta ha sentenziato: "E se mia nonna avesse le ruote...".
Fonte:  http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/11956733/enrico-mentana-la-frase-su-jobs-act-umilia-premier.html

VERGOGNOSO viaggi, contratti e consulenze (d’oro). Come ha speso i soldi il comitato organizzatore del Coni

La cifra dei 20 milioni di danno erariale che l'organizzazione guidata da Malagò sarebbe pronta a chiedere alla Raggi non è ricostruibile nei dettagli. Ma nel bilancio del Coni 2015 e in quello di previsione 2016 si trovano tracce di almeno 10 milioni di spese già stanziate o effettuate: dal rifacimento degli uffici, a 450mila euro di supporto tecnico legale, fino alle diverse figure professionali arruolate con contratti biennali da 200mila euro più "quote variabili". E ancora, 150mila euro di trasferte e 785mila euro di "altri costi per servizi"
Viaggi e campagne promozionali, nuovi uffici e convegni, contratti e consulenze d’oro. Anche da 200mila e passa euro all’anno. Vincere le Olimpiadi ha un prezzo. E per aggiudicarsi quelle di Roma 2024 il Comitato promotore ha già speso diversi milioni di euro. Su cui adesso che la candidatura sembra ormai arrivata a fine corsa, rischia di spostarsi la battaglia con il Campidoglio. Se il consiglio approverà la delibera di revoca della candidatura, Giovanni Malagò è intenzionato a rivolgersi alla Corte dei Conti per “danno erariale”: “Qualcuno dovrà rispondere del fatto che sono stati spesi dei soldi pubblici”. Già, ma come?
LA MINACCIA DEL DANNO ERARIALE – È questa la domanda che è stata posta da più parti, specie dal Movimento 5 stelle: “Visto che il presidente Malagò ha tirato in ballo la sindaca dicendo che chiederà questi 20 milioni di euro di danni, vorrei sapere come sono stati spesi e se ha intenzione di rendicontare”, ha detto il deputato Simone Valente. “Il Coni è un ente pubblico e tutte le spese sono online”, la replica del numero uno dello sport italiano. A inizio 2016 il presidente Luca Cordero di Montezemolo aveva stimato il costo complessivo della candidatura in 24,9 milioni di euro, di cui 5 privati. Di qui la cifra dei 20 milioni di cui si parla. Alcuni progetti non vedranno mai la luce, altri sono già stati realizzati: difficile quantificare con esattezza il totale, che poi è la cifra che potrebbe essere eventualmente contestata davanti alla Corte dei Conti. Forse superiore ai 10 milioni di euro: una rendicontazione al dettaglio, infatti, ancora non è disponibile. Sicuramente non sul sito del Comitato promotore (che però è solo una branca della Coni Servizi Spa). Ma cercando fra le pieghe del bilancio Coni 2015 e della previsione per il 2016 è possibile farsi un’idea di come siano stati spesi i soldi per promuovere una candidatura ormai quasi fallita.
LA SEDE AL FORO ITALICO E LE CONSULENZE D’ORO – Gli sforzi della Coni Servizi si sono mossi essenzialmente in tre direzioni: mettere a disposizione del Comitato una sede e uno staff, predisporre il dossier olimpico nelle sue varie fasi e step (lo stesso che è stato consegnato al Cio e bocciato dalla giunta M5s), realizzare le attività di comunicazione del progetto. Tutti e tre i punti hanno avuto i loro costi. Di viaggi in giro per il mondo per promuovere l’immagine di Roma e la sua candidatura, ad esempio, solo nel 2015 (ancora di rodaggio) se ne sono andati circa 150mila euro. Tra gli investimenti strutturali dello scorso anno ci sono anche 590mila euro, di cui una parte è servita per riqualificare l’immobile adibito a sede dell’unità operativa per Roma 2024. Malagò aveva promesso di fare tutto “in house”, e così è stato: la casa del Comitato è stata individuata all’interno del Parco del Foro Italico, già di proprietà del Coni. Uffici comunque nuovi di zecca. Ma a colpire l’attenzione sono soprattutto i costi del personale. Se Montezemolo ha svolto il suo incarico da presidente a titolo gratuito, lo stesso non si può dire degli altri rappresentanti e collaboratori vari del Comitato. La coordinatrice Diana Bianchedi, ad esempio, ha firmato un contratto biennale dal valore di 190mila euro (l’anno, ovviamente), a cui bisogna aggiungere altri 38mila euro di quota variabile. Per il direttore della Comunicazione Fabio Guadagnini, volto noto di Sky e Fox Sports, sono previsti 200mila euro, più 40mila di possibili premi (chissà se raggiunti, a questo punto). E ancora: 90mila euro per Roberto Daneo, advisor del dossier che aveva già svolto lo stesso incarico per Expo 2015; 100mila euro per il planning manager Simone Perillo, 45mila euro per il programma multimediale di valorizzazione artistico/sportiva della città. Ma anche 40mila euro per chi ha curato il progetto del bacino remiero, o 25mila euro per quello delle gare di vela (che non si disputeranno mai). Alcuni di questi contratti erano a progetto, altri sono già stati stipulati fino al 31 dicembre 2017. E salvo sorprese o rinunce dovranno essere onorati.
2,2 MILIONI NEL 2015, PIÙ DEL TRIPLO NEL 2016 – Dal punto di vista tecnico, funziona più o meno così: il governo stanzia dei fondi, il Comitato promotore di Roma 2024 spende quei soldi attraverso la Coni Servizi (la società per azioni che rappresenta il braccio operativo economico del Comitato olimpico). E quest’ultima al termine delle operazioni si fa riaddebitare dall’Ente i costi sostenuti. Il tutto ovviamente al di fuori del contratto di servizio, che vale da solo 124 milioni di euro di contributi pubblici l’anno. Nel bilancio 2015, già approvato e pubblicato, si legge che lo scorso anno sono stati spesi 2,2 milioni di euro per le attività di Roma 2024. La voce più alta è tutt’altro che definita nel dettaglio: 785mila euro di “altri costi per servizi”. Ma ci sono anche 450mila euro di supporto tecnico legale, 485mila euro di collaborazioni e prestazioni professionali, 150mila euro di viaggi e di trasferte, più altre uscite minori riconducibili a catering, convegni, materiali, merci. Solo un anticipo delle spese ben più consistenti del 2016: nel budget per l’anno corrente, infatti, sono segnati 7,5 milioni di euro di costi previsti. Un +5,1 rispetto al 2015, visto che le attività “avranno particolare impulso considerando che si tratta dell’anno precedente a quello in cui il Cio designerà la città ospitante l’evento”. Quando verrà approvato il consuntivo 2016 si saprà cosa e quanto è stato speso con precisione. Al conto, poi, manca anche il 2017: nell’ultima legge di stabilità il governo aveva stanziato 8 milioni di euro con vincolo di destinazione per le attività del Comitato promotore nel prossimo anno. Almeno questi verranno recuperati, anche se una parte potrebbe essere già stata impegnata. Come più volte ribadito dal Coni, sono tutte spese lecite, autorizzate dalla legge e da quella mozione con cui proprio il Campidoglio aveva presentato domanda di candidatura. La stessa che ora la Giunta guidata da Virginia Raggi deve revocare per chiudere ogni discorso su Roma 2024. Nell’ottica del Comitato solo un investimento (inferiore rispetto a quello sostenuto da Los Angeles e Parigi) per vedersi assegnata la manifestazione (e con essa 1,7 miliardi di contributi dal Cio). Adesso, però, la candidatura di Roma 2024 se ne va, i costi restano. In fondo è proprio questa la tesi del danno erariale.
Fonte : liberoquotidiano.it

sabato 24 settembre 2016

SCIOCCANTE! ECCO LE PROVE! ABBIAMO SCOPERTO COME IL PD RUBAVA I VOTI! E ,COME SEMPRE, IL M5S AVEVA RAGIONE!

La Digos di Reggio Emilia, a seguito di intensa attività investigativa su presunte irregolarità che erano state segnalate durante lo spoglio dei seggi elettorali n. 7 e n.149 nel capoluogo, relativamente alle amministrative del 25 Maggio 2014, ha deferito alla Procura della Repubblica il signor D.P. di 58 anni, poiché è stato ritenuto l’autore materiale che, ricoprendo l’incarico di presidente della sezione elettorale n.7, ha fraudolentemente alterato, durante le fasi dello spoglio, 31 schede elettorali del se
ggio da lui presieduto, falsificando di proprio pugno i nomi delle preferenze in favore di due candidati della lista del Partito Democratico, poi eletti.
Tali irregolarità erano state segnalate,dai rappresentanti del M5S al termine delle operazioni di scrutinio dei due seggi incriminati. Il fatto era poi stato denunciato dagli stessi esponenti del M5S alla locale Procura della Repubblica.Le indagini, supportate anche da comparazioni grafologiche effettuate dal Servizio di Polizia Scientifica di Roma, hanno consentito di confermare le debite responsabilità a carico del 58enne, il quale è stato ritenuto l’unico responsabile dei fatti contestati. Ed è così che si chiude uno dei vergognosi casi di “brogli elettorali”. Restano molti altri casi ancora sotto esame dei quali se ne sta occupando la Procura della Repubblica

venerdì 23 settembre 2016

Olimpiadi, Elio Lannutti a "L'aria che tira" massacra il PD

Luigi di Maio: 80 miliardi di debito pubblico. (E questi pensano alle ol...

È SCANDALO , MANIFESTATO NEL SILENZIO PIÙ TOTALE DEI TG! SCATTA UN ARRESTO TRA I COMPONENTI DEL PD! ECCO DI CHI SI TRATTA!

Chi ha invitato in Senato un condannato definitivo per mafia - che per giunta sarebbe stato di nuovo arrestato due anni dopo con accuse gravissime - a discutere di una legge dello Stato, in particolare la riforma delle Province? Per scoprirlo, il senatore M5s Mario Michele Giarrusso chiede a Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, di convocare la senatrice Pd Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, dove si è consumato il fattaccio. Lo scrive Mario Portanova su ilfattoquotidiano.it

Il personaggio che il 16 gennaio 2014 è stato convocato in Ufficio di presidenza a dire la sua sulla riforma Delrio è l'avvocato Paolo Romeo, di Reggio Calabria, che all'epoca aveva già alle spalle una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, rimediata nell'inchiesta Olimpia e scontata in carcere. E già è abbastanza per domandarsi che cosa ci facesse in Senato. Ma due anni dopo l'audizione, il 10 maggio 2016, l'avvocato Romeo è stato nuovamente arrestato su richiesta della Procura di Reggio con l'accusa - nientemeno - di essere al vertice del sistema politico-criminale collegato alla 'ndrangheta che da anni, secondo i pm, gestisce il potere reale nella provincia reggina.

E ancora, il 15 luglio, Romeo è stato raggiunto in carcere da un altro ordine di custodia, nella nota inchiesta "Mammasantissima", quella che ha portato fra l'altro alla richiesta di arresto per il senatore di Gal Antonio Caridi.

ULTIM'ORA! Gianluigi Paragone [M5S NEWS] - La Rai renziana è nelle mani del nuovo p...

NOTIZIA SHOCK ! MONTE DEI PASCHI DI SIENA, UNO SCANDALO A SPESE DEI CITTADINI!

Siamo qui per rendere pubblico il lavoro della prima Commissione d’inchiesta nella storia istituita sul più grande scandalo finanziario d’Europa, uno scandalo che è avvenuto qui in Toscana e riguarda la più antica banca del mondo: il Monte dei Paschi di Siena. Uno scandalo pagato come sempre dai cittadini, dai piccoli risparmiatori, dai lavoratori e dipendenti dell’istituto, dalle piccole imprese e famiglie a cui è stato ridotto il credito, da tutta la comunità toscana e italiana che è stata privata di una ricchezza di circa 50 miliardi di euro.
Questa Commissione nasce nel luglio 2015 per volere del Movimento 5 Stelle ed è stata istituita con il sostegno delle forze di opposizione. La nostra Commissione ha iniziato i lavori il 9 settembre 2015, abbiamo effettuato 22 sedute, l’ultima il 28 luglio scorso, nel corso delle quali 31 persone informate sui fatti sono state audite dai commissari. Abbiamo ricevuto risposta scritta alle nostre domande da 3 convocati, tra i quali l’attuale governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e il finanziere Davide Serra. Purtroppo hanno rifiutato di comparire gli ex ministri Grilli, Saccomanni e Tremonti, Vegas di Consob e l'attuale presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Alle testimonianze rese dai protagonisti della vicenda, la Commissione ha unito anche la lettura dei principali volumi editi sul caso, di numerosi articoli di stampa e di centinaia di autorevoli documenti. Alcuni di questi ci sono pervenuti dalle 5 Procure della Repubblica impegnate nell’accertamento o in procedimenti già attivi sullo scandalo Monte dei Paschi: Procure di Siena, Firenze, Trani, Roma e Milano.

Perché è nata la commissione?

Il disastro del Monte dei Paschi di Siena rappresenta un punto di non ritorno dell’intero sistema bancario. Quanto avvenuto non è successo per caso e se ben compreso potrebbe dare una grande lezione dalla quale ripartire. Questa Commissione d’inchiesta, coi limiti dei suoi poteri conferiti, si è posta l’obiettivo di raccogliere un quadro conoscitivo aggiornato su quanto accaduto, tentare di identificare le responsabilità politiche e definire alcune proposte di indirizzo.

La commissione ha accertato:

- gravi responsabilità della politica nel gestire le risorse e il patrimonio della fondazione e della banca più antica del mondo
- gravi intrecci di poteri forti non democraticamente rappresentativi che hanno causato danni economici ai risparmiatori e minato la stabilità dell’erogazione del credito alle imprese.
- gravi responsabilità degli organismi di controllo (banca d’italia, consob, ministero del tesoro, bce)

Alcuni numeri

- 1472. Anno di nascita del Monte dei Paschi di Siena, oggi ha 544 anni.
- 50 miliardi. Valore perso dalla privatizzazione MPS, dal 1995 ad oggi.
- 47 miliardi. Crediti deteriorati lordi MPS
- 56,7%. Percentuale delle sofferenze nette relativa ad attività oltre 1 milione di euro, quindi operazioni effettuate da gruppi o enti di grandi dimensioni
- 99,73%. Diminuzione del valore delle azioni MPS dal 26 luglio 2006 al 26 luglio 2016, Il titolo è sceso in 10 anni del 99,73%.
- 550 milioni. Attuale patrimonio della Fondazione MPS (nel 2008 era 5,7 Miliardi) circa - 90% in 8 anni.
- 9,25 miliardi. Prezzo che MPS pagò a Banco Santader per comprare Antonveneta, a sua volta acquistata pochi mesi prima da ABN Amro per 5,7 miliardi (plusvalenza per Banco Santader di 3,5 miliardi)
- 18 miliardi. Costo complessivo dell’operazione ANTONVENETA (prezzo + debito contratto con ABN Ambro), operazione approvata da Banca d’Italia (governatore Mario Draghi) il 17 marzo 2008 “valutando adeguatezza patrimoniale e sostenibilità finanziaria” senza due diligence.
- 1,6 miliardi. Ottenuti da MPS tramite obbligazione (bond) “Upper Tier 2” scadenza 2018 per contribuire al pagamento di Antonveneta: le obbligazioni furono fatte con tagli minimi da 1000 euro per renderle accessibili ai piccoli risparmiatori
- 40.000 piccoli risparmiatori hanno comprato questi bond creati per il problema “Antonveneta”.
- 8.000. Numero esuberi indicati nel Piano di Risanamento del Monte dei Paschi di Siena, entro il 2017 (1030 sono già stati esternalizzati nella Fruendo srl - oggetto di centinaia di cause intentate dai dipendenti )
- 550 milioni. Valore attuale di MPS in borsa al 21 settembre 2016 (0,19 cent ad azione)
- 8 miliardi. Ultimi due aumenti di capitale bruciati dal mercato (2013-2015)
DUE RELAZIONI: NOI VS PD

La Commissione ha prodotto due relazioni, la nostra (approvata anche da Lega Nord e Sì Toscana) e quella del PD che comunque si è astenuto nel voto sulla prima, facendola approvare anch'essa a maggioranza.

I Punti di divisione principali sono legati:

- Ruolo della “senesità”: per il PD le colpe principali ricadono sulla classe dirigente senese e sul "provincialismo" di MPS. Per noi la classe dirigente senese ha delle responsabilità ma non le principali.
- Ricostruzione dei fatti principali: il PD ha annacquato tutta la ricostruzione storica, rifiutandosi di scrivere nero su bianco il ruolo di politica, massoneria e opus Dei nell'acquisizione sventurata di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena. Per loro è tutta una "spy story" buona per la cinematografia. Peccato trovi conferma in atti, testimonianze e di recente persino le dichiarazioni dell'ex Presidente di MPS, Alessandro Profumo
- Continuità / Discontinuità col passato: Per noi tutto è uguale, è cambiata solo l'area del PD che comanda (oggi i renziani prima l'area ex DS). Lo dimostra l'ingenerenza del governo Renzi per svendere la banca a JP Morgan
- Proposte e soluzioni: il PD non ha imparato la lezione e propone ingredienti nuovi alle stesse ricette. Noi invece vogliamo la tutela del risparmio e dei cittadini con una nazionalizzazione tramite Cassa Depositi e Prestiti.

giovedì 22 settembre 2016

BOOM!ADESSO RENZI È CON LE SPALLE AL MURO... IL SOLITO BUGIARDO!

Aveva detto che in caso di vittoria del "no" avrebbe lasciato la politica, o quantomeno lasciato intendere che avrebbe rassegnato le dimissioni da premier. Poi ha resettato tutto, dicendo che comunque fossero andate le cose, nulla sarebbe cambiato per il governo. Un  messaggio che non pare aver portato bene al premier Matteo Renzi, il quale col passare del tempo vede la popolarità sua e quella di alcuni suoi ministro in un calo che pare ormai davvero inarrestabile. Parimenti, vanno le cose sul fronte delle previsioni per il referendum costituzionale che si terrà in autunno. E in quella chiave il consueto sondaggio realizzato da Emg per il Tg di La7 del lunedì pare davvero drammatico. La rilevazione, infatti, vede sì una crescita del fronte del "sì" dal 28, 5 al 30,1%, ma vede contemporaneamente esplodere i "no" che passano dal 30,8 al 34,1%. Entrambi i dati si sommano a un 35,8 di indecisi (che sono cioè oltre un terzo del totale). La percentuale di coloro che si asterranno dal votare (forse non sapendo che il quorum non conterà nel referendum d'autunno) è di poco superiore al 45%.
Sul fronte del consenso ai partiti, resta stabile al 32,4% il Pd, scende di due decimi di punto (dal 29,2 al 29%) il Movimento 5 Stelle, che evidentemente non ha ancora finito di assorbire le scorie della vicenda-Raggi, cala di mezzo punto percentuale Forza Italia (all'11,9%), alla quale gli elettori evidentemente non perdonano l'ennesima diatriba interna (questa volta è il turno dei pro-Parisi contro i no-Parisi), mentre la Lega resta stabile all'11,6%.
In caso di ballottaggio (previsto dalla versione attuale dell'Italicum, ma domani chissà...), necessario se nessuna delle liste in corsa raggiungerà al primo turno il 40% delle preferenze che dà diritto al premio di maggioranza, il Movimento 5 Stelle continuerebbe comunque ad imporsi sul Pd col 51,9% dei voti e distruggerebbe Forza Italia col 56,8%. Il Pd batterebbe il partito dei berlusconiani imponendosi col 54,1% dei voti

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/gallery/politica/11971351/referendum--sondaggio-di-mentana--avanza-il-no--renzi-nei-guai-.html

GENTE CHE AVEVA AFFIDATO ALLE PROPRIE BANCHE I RISPARMI DI UNA VITA DI LAVORO E IL FUTURO DELLE LORO FAMIGLIE , LA STESSA GENTE CHE HA PERSO LA PAZIENZA !!! ECCO, INFATTI, COSA STA ACCADENDO! DIFFONDIAMO QUESTA VERGOGNA!

Adesso basta. La pazienza ha un limite. E i 140mila risparmiatori che si sono visti azzerare le loro obbligazioni (insieme alle azioni) a seguito del fallimento delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, la pazienza l'hanno finita da un pezzo; di Fabrizio Boschi su ilgiornale.it

Non capitalisti e speculatori, ma gente normale che aveva affidato alle proprie banche i risparmi di una vita di lavoro e il futuro delle loro famiglie. Domenica si ritroveranno tutti a Laterina (Arezzo) per la più grande manifestazione mai organizzata fino ad oggi, davanti alla casa del ministro Maria Elena Boschi e del padre indagato Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria.

Intanto ieri, dopo 70 giorni, un esiguo numero di persone è stato rimborsato: l'80% di quello che avevano speso per acquistare i titoli. «Per fare un esempio spiega Salvatore Paterna, vice direttore generale del Fondo interbancario 5mila euro diventano 4mila». E già qui ci sarebbe da incavolarsi. Il Fondo ha liquidato appena 20 pratiche, risparmiatori di Banca Etruria che partivano da un investimento non superiore a 20mila euro. Ma promette che altre 180 domande sono già pronte. Il fatto è che sono quasi 800 le richieste arrivate al Fondo e le stime parlano di 6.500 domande in arrivo, per un valore degli indennizzi tra 150 e 200 milioni di euro. Il Fitd è alimentato dai contributi obbligatori delle banche (che versano circa 400 milioni l'anno), a dispetto di quanto ancora blatera Gianfranco Librandi, il deputato di Scelta Civica che l'altra sera Dalla vostra parte si scagliava contro i risparmiatori: «Lei non ha capito, caro Belpietro, lei deve pagare per quelli lì, lo sa?».

Sono già trascorsi dieci mesi da quel maledetto decreto del governo (22 novembre 2015) che fece finire in risoluzione le vecchie Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. E oggi, per poter accedere ai rimborsi forfettari i risparmiatori devono rientrare in una serie di infiniti paletti e presentare decine di documenti. Il primo riguarda la data dell'acquisto dei titoli: non oltre il 12 giugno 2014. Devono poi dimostrare di averli avuti ancora in portafoglio il 22 novembre scorso, data della risoluzione delle quattro banche. Poi devono avere un patrimonio mobiliare inferiore ai 100mila euro alla fine del 2015 e un reddito complessivo 2014, ai fini Irpef, non superiore ai 35mila euro.

CLAMOROSO! MINACCIATA VIRGINIA RAGGI PER AVER DETTO NO ALLA CANDIDATURA DELLA CAPITALE! DIFFONDIAMO QUESTO SCHIFO! È UNA VERGOGNA!

La sindaca del M5S ha detto no alla candidatura della Capitale e Giovanni Malagò, presidente del Comitato Olimpico, avverte: "Le consiglio di non presentare la mozione" per mettere fine alla procedura. Perché "gli amministratori che firmeranno quella delibera dovranno assumersi le loro responsabilità.
Consiglio alla Raggi di non presentare la mozione per dire no alla candidatura”. Dopo la giornata che ha (quasi) posto la parola fine all’avventura di Roma 2024, il suggerimento di Giovanni Malagò suona come una minaccia. O quantomeno un avvertimento: al Coni sperano ancora di riaprire in extremis il sogno olimpico. Ma se davvero bisognerà rinunciare alla candidatura, non intendono arrendersi senza combattere: l’ultima carta che il comitato promotore può giocare è lo spauracchio di un procedimento per danno erariale contro la sindaca Virginia Raggi (e contro tutti i consiglieri che dovessero votare a favore della sua decisione).
LO SPAURACCHIO DEL DANNO ERARIALE – Dopo l’annuncio della Raggi, resta un ultimo passo formale da compiere per archiviare Roma 2024: una delibera della Giunta comunale, da ratificare anche in Assemblea, che annulli l’analogo provvedimento con cui il Campidoglio aveva votato a favore di Roma 2024. La candidatura è nata sull’asse Renzi-Malagò, entrambi entusiasti del progetto. Ma formalmente a suo tempo fu proprio l’amministrazione capitolina (allora guidata da Ignazio Marino) a chiedere a Coni e governo di candidare Roma all’edizione del 2024 e allo Stato di impegnare fondi pubblici. Cosa che è avvenuta: circa 20 milioni di euro sono stati spesi negli ultimi due anni dal comitato promotore. A questo fa riferimento Malagò quando dice che “ora gli amministratori che eventualmente firmeranno quella delibera dovranno assumersi le loro responsabilità”. La legge, infatti, prevede la responsabilità individuale per chi cagiona un danno alle casse dello Stato, in questo caso causato dalla “discontinuità amministrativa” rispetto alla precedente gestione. Venti milioni di euro non sono pochi spiccioli per un Comune con un debito miliardario, ma sono un patrimonio per dei semplici consiglieri comunali, che (sempre a detta del Coni) potrebbero doversi trovare a rispondere per circa 500mila euro a testa.
Fonte: IlFattoQuotidiano.it

mercoledì 21 settembre 2016

ULTIM'ORA! SODDISFAZIONI E MERITI AL M5S DA PARTE DI PAOLO CIRINO POMICINO : "BRAVI RAGAZZI, TORNIAMO ALLA PRIMA REPUBBLICA"!

L’ex ministro Paolo Cirino Pomicino plaude alla proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle sul proporzionale puro con preferenze, senza premio di maggioranza. Una proposta che ha il sapore di un ritorno alla Prima Repubblica. In un’intervista a La Stampa, uno dei volti storici della Democrazia cristiana afferma: “Il proporzionale è di gran lunga la strada migliore in un sistema come il nostro che è parlamentare e non presidenziale”.

Pomicino spiega quali sono a suo avviso i vantaggi di un ritorno al passato

“Il proporzionale puro deve avere una soglia anche più alta del 3%. Perchè il proporzionale puro può esistere solo con i grandi partiti di massa che purtroppo non esistono più. Ma è vero anche che una democrazia parlamentare non può essere governata da una minoranza. Invece dal 1994 è sempre stata una minoranza a governare il Paese”.
Per l’ex ministro, l’unica chance per l’Italia di avere un governo stabile è quella di una coalizione di centrosinistra dato che difficilmente il Pd o il Movimento 5 Stelle arriveranno a raccogliere da soli il 51% dei voti.

“L’unica possibilità per questo Paese è che sia governato da una maggioranza di centrosinistra, una coalizione. E’ questa la stabilità politica che l’Italia ha smarrito. Che sia finito il governo di un partito solo lo dimostrano non solo la Spagna e la Germania, che hanno formule proporzionali, ma anche un sistema uninominale maggioritario come quello della Gran Bretagna”.
A difendere la proposta avanzata dai 5 Stelle è il capogruppo dei pentastellati alla Camera, Andrea Cecconi, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Torniamo alla Prima Repubblica? E allora? Io non la rimpiango, ma dopo la guerra il nostro Paese è diventato uno dei Paesi più grandi del mondo. Con questa Costituzione e con il proporzionale”.
Cecconi non teme il fatto che il ritorno al proporzionale possa portare a un’instabilità politica come avvenuto in passato. “Non è che il Paese ne abbia poi risentito granchè se cascava un governo ogni sei mesi”. Per l’esponente dei 5 Stelle, il “declino vero” è iniziato con la Seconda Repubblica, “con il Porcellum, quando è nato il mito dell’uomo solo al comando: prima Berlusconi, poi Renzi”.

martedì 20 settembre 2016

Legge cyberbullismo: non tutela i minori ma censura il web! La legge approvata oggi alla Camera è l'ennesimo esempio di legge nata per tutelare i cittadini, e finita col diventare un provvedimento contro di loro.

La legge approvata oggi alla Camera è l'ennesimo esempio di legge nata per tutelare i cittadini, e finita col diventare un provvedimento contro di loro.

Stiamo parlando della legge sul cyberbullismo. Inizialmente, l'applicazione del provvedimento era prevista solo per i minorenni e aveva un'impostazione pedagogico-educativa e di prevenzione, a tutela delle famiglie e soprattutto dei ragazzi che cadono vittima di offese e persecuzioni in Rete. Ora, invece, il provvedimento è stato esteso anche a tutti i maggiorenni ed è diventato prevalente l'aspetto repressivo e di oscuramento del web. Ad esempio, si prevede che chiunque si senta offeso o leso da un contenuto sulla rete che lo riguardi, può chiederne la rimozione senza che vi sia un criterio oggettivo nel definire la minaccia o l'offesa.

E' chiaro chi intende tutelare la legge: non certo i minori perseguitati dai bulli, ma i politici e tutti coloro che non vedono l'ora di cancellare opinioni a loro avverse non appena "si sentono" offesi.
Chi deciderà, poi, se un contenuto è da togliere o meno? Spetterà al Garante per la Privacy (che non avrà certo modo di seguire le migliaia di richieste che arriveranno sulla sua scrivania), oppure ai gestori delle pagine web (che rischiano sanzioni salate). Questi ultimi, nel dubbio, magari preferiranno evitare a monte di pubblicare contenuti a rischio rimozione. Il bavaglio è servito.

Il Governo ha l'abitudine di chiamare "No IMU" il decreto che salva le banche, "Jobs Act" un decreto che condanna i lavoratori a voucher e buoni pasto, e "Buona Scuola" una legge che ha distrutto la scuola pubblica e la vita degli insegnanti. Quando stasera al TG sentirete parlare di "provvedimento a tutela dei bambini sul web", sappiate allora che si tratta di un "provvedimento a tutela dei politici per censurare il dissenso".

Consulenze poco trasparenti e conflitti d'interessi al Ministero per lo Sviluppo

Roma, 20 set - "Ci risulta che un'azienda americana - la Arthur D. Little, in contatto con l'ex commissario alla spending review del governo Monti, Enrico Bondi - abbia partecipato ad una serie di incontri informali al Mise sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione senza alcun incarico ufficiale. Non c'è, infatti, traccia di alcun bando pubblico per l'assegnazione di tale mansione. Sappiamo inoltre che il gruppo di lavoro è guidato dallo stesso Bondi, che ha costruito una relazione privilegiata con la Arthur D. Little, vincitrice di un appalto per un altro incarico, ovvero la promozione straordinaria del made in Italy e l'attrazione di investimenti in Italia. Perché dunque un'azienda privata viene coinvolta in un'attività strategica senza alcuna ragione apparente?". È la denuncia di Gianni Girotto, capogruppo M5S in Commissione Industria del Senato che in un'interrogazione parlamentare ipotizza la presenza di un conflitto di interessi scaturito dal rapporto tra lo stesso Bondi e l'americana Arthur D. Little.

ECCO RENZI DETTO "ER BOMBA" COLUI CHE LE SPARA GROSSE! SI CREDE SIMPATICO!

A modo suo è simpatico Matteo Renzi. E davvero abile. Appena pensi che sia chiuso all’angolo trova il modo di sgusciare via. Fantasioso, imprevedibile, guascone. Da piccolo era ” Er bomba”, quello che le sparava grossa, e “Er bomba” è rimasto, solo che nel frattempo ha affinato le tecniche. Ha imparato lo spin, grazie anche al suo “stregone” Filippo Sensi.

L’ultima uscita è davvero spettacolare. Al termine del vertice europeo di Bratislava rilascia un’intervista al Corriere della Sera, che definire esplosiva non è esagerato. Al punto che persino al radiogiornale di Radio 24 l’altra sera il cronista rilevava come certe frasi fino a ieri venivano pronunciate solo da esponenti dell’opposizione “populista”. Sottinteso: come la Lega, come il Movimento 5 Stelle.

Renzi che parla dell’immigrazione come Salvini? E che denuncia le incoerenze economiche dell’Europa come Di Battista? Sì, sì. Leggete qui:

«Sull’immigrazione per il momento l’Europa ha parlato tanto e fatto poco. Noi abbiamo fatto gli hotspot, il fotosegnalamento, i salvataggi, la lotta agli scafisti. Loro hanno messo un paio di navi nel Mediterraneo che scaricano i migranti in Sicilia: utile per fare le interviste, non per risolvere i problemi. Il giochino così non funziona. Vanno chiusi gli accordi in Africa decisi nel summit di Malta del 2015. Vanno costretti i Paesi membri a fare le ricollocazioni visto che in troppi fanno finta di niente. Vanno gestiti i rimpatri che per il momento fa l’Italia mentre l’Europa fa i convegni. Abbiamo proposto sei mesi fa il Migration Compact. Juncker lo ha ripreso nel suo discorso e gli siamo grati. Ma per il momento sono parole. L’Italia se necessario farà da sola: sappiamo come fare. Ma allora l’Europa ammetta di aver fallito e dica che gli egoismi sono più forti della politica: farebbe più bella figura. Non possiamo lasciar esplodere il problema dell’immigrazione per l’incapacità dell’Europa. Nel frattempo stiamo costruendo una nuova sede per il Consiglio europeo che costa qualche miliardo: hanno scelto i miei predecessori, non posso dire nulla. Ma proporrò di mettere davanti alla sede il barcone che l’Italia ha recuperato dal fondo del mare e che adesso è ad Augusta. Almeno tutte le volte che c’è una riunione anziché guardare solo i divani nuovi, si guarderà l’immagine di quel barcone e dello scandalo di una migrazione».

E qui:

Sono altri che dovranno giustificarsi per il mancato rispetto delle regole. La Spagna ha un deficit doppio del nostro. La Francia non rispetta nemmeno Maastricht con il deficit ancora sopra il 3%. La Germania viola la regola del surplus commerciale: dovrebbe essere al 6% e invece sfiora il 9%. Nessuno chiede ai tedeschi di esportare di meno, ma hanno l’obbligo di investire di più e stiamo parlando di decine di miliardi che aiuterebbero l’intera Eurozona. Ho fatto notare questa contraddizione in modo privato prima e pubblico poi. Io non sto zitto per quieto vivere. Con me il giochino “L’Italia pensi a fare le riforme” non funziona più. Noi le riforme le abbiamo fatte, le regole sono rispettate, gli impegni sull’immigrazione ci costano in termini di consenso ma sono doverosi. E dunque ho il dovere di dire che le regole valgono per tutti. Se qualcuno vuole far tacere l’Italia ha sbagliato indirizzo, metodo e sostanza.

Basiti? Non riconoscete più Renzi? Tranquilli, non cambia nulla. Purtroppo. Già, perché quella a cui stiamo assistendo non è una vera svolta politica: se lo fosse l’Italia avrebbe posto il veto alle conclusioni del Vertice di Bratislava, che invece ha sottoscritto. E adotterebbe subito misure energiche e fuori dagli schemi, tanto per far capire a tutti che è determinata e soprattutto seria. Alla Orban, per intenderci. E invece nulla, Matteo urla ma poi si allinea.

Quella che sta imbastendo è un’operazione di comunicazione politica semplice e al contempo sofisticata incentrata sul tentativo di cambiare la narrazione. Fino a ieri denigrava e attaccava i partiti “populisti”, contrapponendo l’immagine e la retorica di un giovane leader, lui, moderno ma rassicurante, innovatore ma moderato. Un Obama de Noantri. E gli riusciva bene: nel primo periodo a Palazzo Chigi piaceva a tanti, quasi a tutti; poi è sorto un problemino: i cittadini si sono accorti che i suoi roboanti annunci non corrispondevano alla realtà. Quando il governo parlava di rinascita ma i negozi continuavano a chiudere e i giovani a non trovar lavoro, la gente si è sentita presa in giro e la sua popolarità ha cambiato rotta. Giù, sempre più giù.

E allora ecco l’idea di queste ore: Renzi non funziona più come premier autorevole? Deve diventare l’interprete del malcontento popolare, deve appropriarsi delle argomentazioni dei rivali che fino a ieri disprezzava, approfittando della frenata della Lega nei sondaggi e del fatto che il Movimento 5 Stelle è sulla difensiva, per la prima volta, a causa delle vicende della giunta Raggi.

Insomma tenta l’ultima capriola, per intorbidire le acque alla vigilia del referendum, che così depotenzia politicamente, e nella speranza di riconquistare a destra e tra i grillini delusi i consensi che perde a sinistra; quasi certamente avendo preso cura di avvertire i partner europei, che infatti non si mostrano affatto preoccupati. Sanno che Renzi resta uno dei loro e che i suoi sono annunci senza sostanza.

Spara a salve, come solo un “bomba” sa fare.

lunedì 19 settembre 2016

LA BOSCHI VIENE UMILIATA DAL PUBBLICO DI BOLOGNA! FISCHI E BRUTTE PAROLE URLATE PER LA MINISTRA!

Fuori programma durante l’intervista al ministro per le Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, alla Festa dell'Unità di Bologna sul referendum di autunno. Un gruppo di studenti in platea ed alcuni insegnanti rimasti fuori dalla sala hanno contestato il ministro pochi minuti dopo l'inizio del dibattito.
Gli studenti, circa una quindicina, aderenti al Link - Coordinamento universitario di Bologna dopo aver esposto cartelli e aver manifestato la loro contrarietà alla riforma costituzionale sono stati allontanati dalle forze dell'ordine. "Le Feste dell'Unità - ha replicato Boschi ai contestatori - sono democratiche e aperte a tutti. Se i ragazzi vogliono restare con noi ed ascoltare il dibattito non c'è problema". Fuori dalla sala alcune proteste anche da parte di alcuni insegnanti aderenti al gruppoPartigiani della scuola pubblica che indossavano una maglietta con scrittoReferendum Costituzionale No.
Fonte: http://tv.liberoquotidiano.it/video/libero-tv-copertina/11970582/maria-elena-boschi-contestata-e-fischiata-caos-alla-festa-dell-unita-intervengono-le-forze-dell-ordine-video.html

Paola Taverna da Brescia "Un cittadino prestato alla politica" #IoDicoNo

È scandalo a Roma ! : Ferrari e case lussuose con i soldi di Etruria, due arresti per la bancarotta della Privilege Yard

Civitavecchia, sviluppi nell'inchiesta sulla società che doveva costruire il maxi yacht. Al cardinale Bertone 700mila euro per beneficenze, consulenza da 500mila euro per l'ex senatore Baldassarri

ROMA - Se mai qualcuno avrà il coraggio di varare quella carcassa di yacht arrugginito, adagiato nel cantiere abbandonato della Privilege Yard al porto di Civitavecchia, un azzeccato nome di battesimo potrebbe essere "Mangiatoia". Quel progetto, infatti, nato col preciso obiettivo di succhiare denaro a un pool di banche (Etruria, Banca Marche, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bpm e Mps) ha sfamato l'appetito di tanti: dell'ex segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, degli ex parlamentari Mario Baldassarri e Vincenzo Scotti, del presidente dell'Autorità portuale Pasqualino Monti. E naturalmente quelli dell'imprenditore 76enne Mario La Via. L'uomo che diceva di voler costruire uno yacht, e invece regalava soldi non suoi.

Mario La Via, amministratore delegato della Privilege Yard fallita nel 2015, e Antonio Battista, componente del cda e unico delegato a operare sui conti bancari della società, sono finiti agli arresti domiciliari su ordine della procura di Civitavecchia, per i reati ipotizzati di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, reati tributari e violazione della normativa antimafia. Con il denaro prestato dagli istituti bancari, per dire, avevano acquistato una Maserati e una Ferrari Coupé da 320mila euro. L'indagine del Nucleo tributario della finanza ricostruisce tutte le distrazioni patrimoniali attorno allo yacht mai varato. Rendendolo un corpo di reato lungo 127 metri.

Il maxi finanziamento concesso alla Privilege dal consorzio di banche (Etruria era la capofila) ammonta a 190 milioni di euro, di cui circa 125 milioni effettivamente erogati. Un progetto che non stava in piedi fin dall'inizio ma che ebbe sponsor di alto livello e coperture. Risulta agli atti una lettera di garanzia da parte della Barclays, ottenuta "ricorrendo a pressioni di organi amministrativi e politici".
Non solo.

L'ex ministro Vincenzo Scotti della Privilege era presidente onorario. Lui e l'ex parlamentare Fli Mario Baldassarri andarono di persona a una riunione con esponenti di Banca Etruria per perorare la causa di La Via. Lo ha raccontato ai finanzieri Carlo Maggiore, il responsabile della Direzione Corporate Finance di Etruria. E che c'entra Baldassarri? È il rappresentante legale della Economia Reale srl, società che ottiene da Privilege un paio di consulenze, "per attività svolta presso Unicredit e Intesa al fine di concretizzare la loro partecipazione al pool bancario". Il compenso era di 500mila euro.

Quando i finanzieri vanno a perquisire la mega villa di Mario La Via a Roma in zona Quarto Annunziata - una sobria dimora di 4 piani con sala cinema, discoteca, palestra, 3 saloni di rappresentanza, parco, campo da tennis, piscina e spogliatoi, ristrutturata con 4 milioni di euro stornati dalle casse della Privilege e fatta passare come la foresteria della società - scoprono un dettaglio minimo, ma che racconta molto. "Sono stati rinvenuti segnaposti per cene eleganti con personaggi di prestigio e la corrispondenza con il cardinale Bertone". Ecco che viene fuori quanto ricostruito da Repubblica e Liberonelle settimane scorse: 700mila euro di bonifici erogati a favore di associazioni italiane ed estere "su richiesta, indicazione e sollecitazione di Tarcisio Bertone, tra il febbraio 2008 e il novembre 2012". Privilege Yard pagava anche l'affitto della casa di Pasqualino Monti, il presidente dell'autorità portuale di Civitavecchia che ha concesso l'area del cantiere, per una somma complessiva di 43.200 euro, "a circa il triplo dei valori medi di mercato per gli anni 2011 e 2012". Ma per Mario La Via i soldi non erano un problema

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/29/news/privilege_yard-145000225/?ref=fbpr