venerdì 27 gennaio 2017

M.Travaglio senza giri di parole massacra Gentiloni e il suo governo sulla questione terremoto

di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Quando si parla della classe dirigente che non c’è – e noi lo facciamo ogni giorno, offrendo suggerimenti nella speranza che qualcuno li ascolti – si parla di tutte le forze politiche. Non solo degli ultimi arrivati, i pasticcioni a 5Stelle (che peraltro piazzano la Appendino al primo posto fra i sindaci più stimati, anche se si parla solo di la Raggi penultima). Ma anche e soprattutto dei vecchi partiti, che ormai un’élite dovrebbero averla, e infatti purtroppo ce l’hanno: solo che è pessima – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 20 gennaio 2017, dal titolo “Danni da tregua” –. Paolo Gentiloni, nelle zone terremotate e innevate, dichiara: “Siamo di fronte a una sorta di tenaglia senza precedenti tra un fenomeno meteorologico di nevicate di una intensità che non si ricordava da decenni e scosse sismiche di una intensità forte. Due fenomeni che si amplificano a vicenda”. Avete mai sentito una scemenza più scema di questa? I terremoti non si possono prevedere, e questo l’abbiamo capito (anche se vale per il quando, non per il dove, specie dopo le scosse seriali da agosto all’altroieri). Ma la neve e le valanghe d’inverno sull’Appennino centro-meridionale, Dio santo, non sono soltanto prevedibili: sono sicure. Lì nevica copiosamente per quasi un mese all’anno e i servizi meteo avevano annunciato tutto con una settimana d’anticipo. Altro che “tenaglia senza precedenti”: sul Corriere, Gian Antonio Stella racconta il terremoto lungo 14 mesi del 1702-1703, con scosse di 6,5-11 della scala Mercalli, nella stessa area di oggi, aggravate da violente nevicate nel gennaio 1703. Non solo: ora la neve è arrivata nei primi giorni del 2017, mentre Matteo Renzi e il supercommissario Vasco Errani, portatore del fantomatico “modello emiliano”, avevano promesso a tutti i terremotati di uscire dalle tende per entrare in comodi container, le famose “casette”, o al massimo in alberghi, “entro Natale”. Del 2016. Che c’entra la neve dopo se l’impegno non è stato mantenuto prima perchè le casette erano propaganda referendaria? Da fine agosto a dicembre le opposizioni hanno concesso al governo la famosa “tregua”, evitando polemiche e ostruzionismi sui provvedimenti legati al sisma. Ora però a protestare sono le popolazioni e gli amministratori locali (anche del Pd) per i ritardi nei soccorsi, le turbine spalaneve arrivate ieri a passo di lumaca, i paesi abbandonati a se stessi, gli allevatori isolati con il bestiame, la “riforma” della Guardia Forestale che ha di fatto paralizzato il servizio, i collegamenti stradali, elettrici e telefonici in tilt, le macerie ancora nelle strade, l’incredibile mancanza di liquidità per le spese di emergenza. Eppure i soldi ci sono, tra quelli stanziati dal governo, la flessibilità supplementare concessa dall’Ue e le centinaia di sottoscrizioni private. Ora che lo dicono anche sindaci e cittadini, le opposizioni cominciano finalmente a fare il loro mestiere: contestare l’inaudita inefficienza del governo e la distrazione dei partiti, fino a ieri in tutt’altre faccende affaccendati. La risposta di Pd & C. non è una sana autocritica per una macchina che fa acqua e si fa cogliere impreparata da un fenomeno sorprendente come la neve in montagna d’inverno: ma l’accusa di “sciacallaggio” (copyright Vincenzo Carbone, parlando con pardon), estesa per l’occasione ai giornali che osano fare il proprio mestiere, cioè raccontano la realtà dei fatti verificati sul posto anziché la propaganda delle parole annunciate sui post. Questa storia che, a ogni emergenza, le opposizioni dovrebbero smettere di opporsi e i giornalisti di raccontare e criticare in nome dell’“unità nazionale”, salvo passare per “sciacalli”, è una fesseria tutta italiana che dovrebbe finire. Perché alla lunga, aggrava i danni delle emergenze, visto che anche certi governi – specie se non sono controllati da opposizioni e informazione – vanno annoverati nel ramo catastrofi. Solo che certe catastrofi sono inevitabili, mentre i governi sono evitabilissimi. Il terremoto del 2009 in Abruzzo avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Per settimane il premier B. fece passerelle con San Guido Bertolaso sulle macerie e sui cadaveri del sisma per scopi puramente elettorali (a giugno c’erano le elezioni europee) e affaristici (il modello della Protezione civile gestiva ogni appalto in esclusiva, in segreto, in via d’urgenza e senza gare, per la gioia delle cricche delle Grandi Opere e dei Grandi Eventi, compresi gli imprenditori-prenditori che se la ridevano alle spalle dei morti), rintronando il Paese con annunci, promesse e baggianate, rilanciate da una corte di giornalisti osannanti, salvo poi lasciare sul posto le orrende e costosissime “new town”, ora in putrefazione, e rinunciare alla ricostruzione. Un’enorme sconcezza a cielo aperto, eppure invisibile a occhio nudo per il tradimento di opposizioni (allora di sinistra), telegiornaloni e giornaloni, spacciata per “tregua”.

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