mercoledì 29 marzo 2017

Francesco Boccia e il plagio accademico. La tesi di dottorato copiata del Ministro Madia

Quando in Germania nel 2013 hanno scoperto che la ministra dell’Istruzione del governo Merkel, Annette Schavan, aveva copiato la sua tesi di laurea nel 1980, lo scandalo ha costretto la politica a rassegnare le dimissioni senza tentennamenti. Due anni prima era toccato al ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg. Ne sono poi seguiti decine tra politici e altri ministri. Mentre in ITALIA ognuno resta al suo posto come se niente fosse, ecco casi eclatanti di due esponenti politici di rilievo:La vicenda del plagio dell’onorevole e professore associato di Economia aziendale Francesco Boccia sta assumendo tratti farseschi, anche grazie all’autodifesa del protagonista. In estrema sintesi e con parole sue: “A Campobasso ho fatto semplicemente un trasferimento dalla mia precedente università”; “Ho presentato una lista di pubblicazioni, non ricordo neppure quali, ma escludo categoricamente che ci siano cose non mie”; “Una di queste era un paper senza alcuna valenza scientifica (…), indicato a un seminario interno nell’allora centro di ricerca, come ‘lettura consigliata’”; “La lista l’ho mandata d’ufficio, non ho nemmeno controllato, perché avrò almeno 20-25 pubblicazioni”.
Nella vasta casistica del plagio accademico questa è forse la prima volta in cui a discolpa echeggia la tesi scajoliana dell’“a mia insaputa”. Purtroppo la puntuale ricostruzione di Elena Ciccarello non lascia zone d’ombra sull’evidenza della scopiazzatura, e sembra per giunta emergere una goffa manovra di tentata dissimulazione. Secondo quanto scoperto dal Fatto quotidiano sulla tesi della ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia. A fine 2008 la ministra ha conseguito il dottorato alla Scuola Imt di Alti Studi di Lucca con una tesi intitolata: “Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Outcome”. Su 94 pagine, escluse biografia oltre che figure e tabelle, ben 35 sono piene zeppe di frasi e passaggi interamente copiati da altri testi accademici, circa 4 mila parole prese da altri senza che venissero mai citate le fonti.
Il testo è disponibile online sul sito ufficiale dell’Imt, è sufficiente usare uno dei software a disposizione anche dei docenti dello stesso istituto per scoprire che, ad esempio, in tre sottocapitoli ci sono rispettivamente il 40%, il 56% e il 79% di contenuti copiati da altri autori. Altre pagine, aggiunge l’inchiesta del Fatto, sarebbero una sorta di collage di più articoli frutto del lavoro di diversi autori. In queste pagine non c’è traccia di virgolette, altre contengono passaggi presi dagli originali e adattati in poche parole sostituite con dei sinonimi. Quest’ultima, secondo il prof. Gherard Dannemann, membro del Vroniplag che ha analizzato le tesi di politici e docenti tedeschi, è una tecnica nota che spesso indica l’intenzione di copiare senza citare ed è chiamata “shake and paste”.
Nel testo della Madia emerge anche un’altra tecnica riconosciuta dai cacciatori di plagi definita pawn sacrifice, “l’arte del concedere poco, per nascondere molto”. In questo caso la citazione c’è, ma si riferisce ai primi passaggi. Seguono poi centinaia di parole la cui parternità resta abbastanza ambigua da poter essere attribuita all’autore della tesi.
Come accaduto nel più famoso caso tedesco, di norma nel mondo accademico la prima contromisura nel caso di riscontro del plagio è quello di revocare il titolo accademico. In Italia ci sarebbe anche la legge 475 che punisce con pene fino a tre anni di reclusione chi “in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado (…) presente, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri”.

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