mercoledì 19 aprile 2017

CONDIVIDIAMO OVUNQUE Come potete vedere dal filmato, quando faceva comodo e si trattava di farsi puri presso il pubblico non berlusconiano, Benigni era in prima linea nel difendere la libertà d’informazione. Ora che un’inchiesta di Report, sull’opacità degli aiuti di Stato al cinema italiano, lo riguarda; in pieno stile ‘democratico’, l’attore toscano non solo ha diffidato la trasmissione dal mandare in onda i contenuti sgraditi (senza successo) ma ha querelato (notizia di poco fa) tramite il suo avvocato Michele Gentiloni Silveri (cugino del Presidente del Consiglio Paolo).



La vicenda relativa agli studi di Papigno (Terni), vede Benigni protagonista di un progetto fallimentare che genera un debito da 5 milioni di euro. Questo passivo viene preso in carico dalla società privata Cinecittà Studios, di Luigi Abete che però finisce affossata anch’essa dai debiti. Adesso che Cinecittà sta per tornare in mani pubbliche per volere di Franceschini i debiti rischiano di toccare ai contribuenti. Benigni non è stato un investitore avveduto, ma è un bravissimo attore. Spiace però che abbia recitato anche quando ha parlato di Costituzione più bella del mondo per poi appoggiare l’obbrobrio renziano chiamato riforma e quando nel giugno 2011 abbia firmato la petizione di Articolo 21 a difesa di Report dagli assalti berlusconiani per poi tentare di zittirla oggi.

Nessun commento:

Posta un commento